Ferrante I Gonzaga
Ferrante I Gonzaga, nobile e condottiero, nasce a Mantova nel 1507. Discendente dei Gonzaga e degli Este del marchesato di Mantova, Ferrante è destinato alla carriera militare: nel 1523 è inviato a Madrid, alla corte di Carlo V.
Molto apprezzato dall'imperatore, nel 1526 figura tra i capitani imperiali, impegnato nella guerra contro la Francia, e nel 1527 è tra i comandanti protagonisti del sacco di Roma. Nel 1528 è mobilitato in difesa di Napoli assediata e nella guerra contro i nobili pugliesi filo-francesi, ottenendo per i suoi servigi il ducato di Ariano. Ambisce intanto alla dote di Isabella di Capua, che gli procurerebbe Molfetta, Giovinazzo e la contea di Benevento: ottenuto il consenso del papa, sposa la principessa, diventando così uno dei maggiori feudatari del Regno di Napoli.
Nel 1530 comanda l'assedio di Firenze, guadagnando la riconoscenza di papa Clemente VII, che lo nomina governatore di Benevento.
Nel 1531, l’imperatore Carlo V gli assegna l'onorificenza del Toson d'Oro. Nel 1532 contrasta le minacce turche su Vienna: Carlo V lo nominò viceré di Sicilia - dal 1535 al 1546 -, e quindi governatore di Milano - dal 1546 al 1554 -, dove promuove vaste riorganizzazioni edilizie, tra cui l'erezione dei bastioni che circondano Milano fino alla fine dell'Ottocento.
Ferrante I è il capostipite del ramo cadetto dei Gonzaga di Guastalla, città che acquista per 22.230 scudi d'oro nel 1539 dalla contessa Ludovica Torelli. La Contea di Guastalla gode all’epoca di ampie autonomie giurisdizionali nell'ambito del Sacro Romano Impero, perciò Ferrante diviene il capo di un piccolo stato praticamente indipendente.
Ferrante muore a Bruxelles nel 1557, a causa di una strana malattia che lo colpisce nei postumi della Battaglia di San Quintino.
Ferrante è il soggetto della statua bronzea oggi collocata in Piazza Mazzini di Guastalla: realizzata da Leone Leoni, essa lo ritrae nell’atto di calpestare un satiro - simbolo del vizio - e un’idra decapitata - emblema di invidia e calunnia -. Si tratta di un’allegoria della fedeltà all'Imperatore di Ferrante, contro chi mosse contro di lui accuse pretestuose durante il suo governatorato a Milano. Ferrante, presentatosi alla corte di Carlo V, mise a tacere chi aveva voluto metterlo in cattiva luce. A ricordo dell'episodio, il figlio Cesare commissionò la statua.