Antonio Ligabue

Cultura

Antonio Ligabue

Antonio Ligabue, pittore e scultore tra i più importanti del XX secolo, nasce a Zurigo, in Svizzera, nel 1899.

Ottenuto il cognome Laccabue dal marito della madre, l’artista, da adulto, preferì essere chiamato Ligabue - presumibilmente per l'odio che nutriva verso il patrigno, da lui considerato come l'uxoricida della madre Elisabetta, morta tragicamente nel 1913 insieme a tre fratelli per un'intossicazione alimentare. Ligabue non visse mai con la sua famiglia d'origine: dal 1900 è affidato a una coppia di svizzeri, che l'artista considerò sempre come i propri genitori. A causa delle disagiate condizioni economiche della famiglia adottiva, Ligabue è costretto a continui spostamenti: la sua infanzia è così caratterizzata da grandi disagi, cui si uniscono le malattie di cui era affetto (gozzo e rachitismo), che compromettono il suo sviluppo fisico, mentale e psichico. Il carattere difficile e le difficoltà negli studi lo portano a cambiare scuola più volte, venendo anche espulso e trovando sollievo nel solo disegno.

Nel 1917, dopo una violenta crisi nervosa, è ricoverato per la prima volta in un ospedale psichiatrico, a Pfäfers. Dimesso, torna alla famiglia adottiva, soggiornandovi però per brevi periodi alternati a peregrinazioni senza meta, durante le quali lavora come contadino o accudisce animali nelle fattorie.

Nel 1919, dopo aver aggredito la madre adottiva durante una lite, viene espulso dalla Svizzera e inviato in Italia: non sapendo una parola di italiano, fugge nel tentativo di rientrare in Svizzera, ma viene poi ricondotto a Gualtieri, dove vive con l'aiuto dell'Ospizio di mendicità Carri. Continua a praticare una vita nomade, lavorando saltuariamente come manovale o bracciante presso le rive del Po e la sua golena.

In quel periodo comincia a dipingere, trovando sollievo alle sue ansie, ossessioni e solitudine: nei quadri trova espressione per sensazioni e sentimenti che a parole non riusciva a comunicare. Solo nel 1928, grazie all'incontro con Renato Marino Mazzacurati, che gli insegna l'uso dei colori a olio, Ligabue sceglie di dedicarsi completamente a pittura e scultura, attingendo i soggetti dalla propria notevole memoria visiva: ricordi dell'infanzia, paesaggi, episodi quotidiani, film, cartoline, libri - tutti diventano parte del suo patrimonio iconografico. Ligabue predilige ritrarre animali, domestici ed esotici; ma sono frequenti anche le scene di vita quotidiana (i campi e l'aratura), i paesaggi svizzeri, la caccia, e gli autoritratti.

Nel 1937 è ricoverato nell'ospedale psichiatrico San Lazzaro di Reggio Emilia - dove tornerà altre due volte -, a causa dei suoi stati maniaco-depressivi, talvolta sfocianti in attacchi autolesionistici o contro altri. Dopo la sua seconda permanenza, lo ospita a Guastalla lo scultore Andrea Mozzali

Sul finire degli anni Quaranta, cresce l'interesse della critica per le sue opere, mentre negli anni Cinquanta inizia il suo periodo più prolifico, figurando in mostre collettive e personali, e trovando uno stile dai colori più accesi e violenti, di stampo espressionistico. Nel campo della scultura, invece, a causa della tecnica adottata, molte delle sue produzioni sono andate perdute: Ligabue, infatti, modellava con la creta del Po - resa più malleabile attraverso una lunga masticazione -, che deperiva facilmente.

Nel 1955, tiene la sua prima mostra personale a Gonzaga, in occasione della Fiera Millenaria, e nel 1961 giunge la consacrazione nazionale con l'esposizione alla Galleria La Barcaccia di Roma. Nel 1962, l'artista fu colpito da un'emiparesi e viene nuovamente ospitato presso il ricovero Carri di Gualtieri, dove muore il 27 maggio 1965. Antonio Ligabue è sepolto nel Cimitero di Gualtieri e sulla sua lapide è posta la maschera funebre in bronzo realizzata da Andrea Mozzali.

Dopo la sua morte, le sue opere hanno girato l’Italia e l’Europa: dalla IX Quadriennale di Roma, alla grande mostra antologica al Palazzo dell'Arengario a Milano, 1980-1981, con l’esposizione nella Sala delle Cariatidi di oltre 150 opere tra dipinti, sculture, disegni e puntesecche, mostra poi replicata a Bordighera, Lugano, Parigi, Strasburgo e altre località; alla più grande mostra monografica lui dedicata, presso Palazzo Reale di Milano del 2008, con 250 opere esposte; a mostre a Mosca, Firenze, Parma, Mantova, Catania, Napoli, Trieste, Pavia, Lecco, e inserimenti negli itinerari culturali di Expo Milano 2015.

Nel 2015, a Gualtieri, a 50 anni dalla sua morte, nasce la Fondazione Museo Antonio Ligabue, che realizza un'antologica con 180 opere dell'artista tra dipinti, disegni, incisioni e sculture. Oggi, inoltre, lo storico Palazzo Bentivoglio di Gualtieri ospita al suo interno, nella Sala di Giove, il Museo Antonio Ligabue, volto a valorizzare l’opera artistica, fotografica e archivistica del pittore. L’opera di Ligabue, a Gualtieri, si ritrova anche nella sfera più intima: la casa della famiglia Caleffi, che per un tempo lo aveva ospitato, è adesso aperta al pubblico come Casa Museo dedicata all’artista.

 

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